Cosa si fa in un laboratorio per startup culturali: di post-it colorati e Sacri Graal

Cosa si fa in un laboratorio per startup culturali: di post-it colorati e Sacri Graal

Qualche tempo fa vi abbiamo annunciato che Tribook è rientrato nella Fase 2 del progetto IC Innovazione Culturale di Fondazione Cariplo. Questo ci darà accesso a tre mesi di incubazione (o meglio di “laboratorio residenziale”) con i professionisti di Avanzi e Make a Cube³ e Fondazione Fitzcarraldo, realtà attive da anni nel campo delle imprese di ambito culturale. Al termine della Fase 2, i progetti ritenuti validi riceveranno dalla Fondazione Cariplo un finanziamento a fondo perduto, per un massimo di 150.000 €.

La scorsa settimana abbiamo avuto un assaggio di quello che ci aspetta da settembre in poi, grazie a un pre-laboratorio di tre giorni che ci ha fornito strumenti di analisi delle nostre capacità imprenditoriali e dei nostri progetti di impresa, che costituiranno una base comune da cui cominciare i lavori a pieno ritmo a settembre.

progetto IC appunti

La sede dell’incubazione è all’interno dell’ex Ansaldo, uno stabilimento industriale in disuso che Avanzi, Make a Cube³, Arci Milano, esterni e H+ hanno avuto in gestione dal Comune di Milano per 12 anni. Enormi sale che presto ospiteranno l’incubatore, spazi di coworking, residenze per artisti, nel cuore del quartiere Tortona. All’interno di questo ambiente vasto e ancora quasi vuoto, nei giorni del pre-laboratorio ci siamo lasciati coinvolgere dall’atmosfera da cantiere aperto e dall’ottimismo dei lavori in corso, seduti intorno ai tavoloni sorretti dai cavalletti e proiettando le slides su un muro che invocava a gran voce una nuova mano di intonaco.

Attitudini necessarie all’imprenditore, competenze interne ai nostri team, modelli di business, studio del cliente, sono stati alcuni degli argomenti trattati, rigorosamente in salsa anglofona, come s’addice alla business people: padroneggiare formule magiche come minimum viable product, vision, value proposition, stakeholder ci aiuterà a diventare gli Zuckemberg del settore culturale?

progetto IC empathy map

Ignari della risposta e pieni di dubbi linguistici ci siamo però divertiti ad attaccare centinaia di Post-it: questi fogliettini colorati autoadesivi, a cui noi ingenuamente affidiamo messaggi banali come “comprare il latte”, scopriamo essere in realtà un potente strumento di brain-storming. Sono colorati quindi aiutano le associazioni visive, sono piccoli quindi obbligano alla semplificazione, si possono riposizionare all’infinito quindi consentono di riorganizzare i concetti. Ma voi potete continuare a usarli per attaccare la lista della spesa allo sportello del frigo.

Ma se questi sono concetti familiari per chiunque si accosti oggi al fare impresa, non tutti devono per forza affrontare la valutazione dell’impatto culturale del proprio progetto. L’impatto culturale è il Sacro Graal del progetto IC: circondato da un alone di mistero, darà accesso alla ricchezza (i fondi di Fondazione Cariplo). Tutti lo cercano, ma pochi hanno idea di come sia fatto. Qualcuno sostiene di averlo avvistato, altri prevedono di ottenerlo, ma il rischio è che si manifesti altrove rispetto a dove preventivato.

Certo l’idea che il proprio operato generi un’onda d’urto, un cambiamento in qualche modo di lungo periodo; l’idea che il proprio progetto d’impresa possa avere effetto sul sistema sociale e culturale che ci sta intorno, è un’idea affascinante ed entusiasmante. È quello che tutti noi del progetto IC (attori, sviluppatori, fumettisti, studenti, editori, operatori museali) sogniamo di ottenere.

Al momento, la parola d’ordine è una sola…

progetto IC dont panic

 

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