L’affaire Salone del Libro, spiegato bene

L’affaire Salone del Libro, spiegato bene

La vicenda che nelle ultime settimane ha travolto il Salone del Libro di Torino e spaccato in due l’Associazione Italiana Editori è stata variamente interpretata come uno scontro tra Torino e Milano, tra cultura e capitale, tra piccoli e grandi editori. Sicuramente è una frattura che non giova al mondo del libro e della lettura.

Ne ripercorriamo insieme le tappe.

Il Salone del Libro e la sua storia

Il Salone Internazionale del Libro è organizzato a Torino dal 1988, nei padiglione del Lingotto Fiere e si tiene ogni anno nel mese di maggio. Dalle 100.000 presenze dichiarate e 553 espositori della prima edizione la kermesse è cresciuta fino a raggiungere quota 127.596 visitatori e 1.000 espositori (ultimi dati relativi all’edizione 2015). Il Salone è anche un vivace festival internazionale della cultura, con un palinsesto di circa 1.500 presentazioni editoriali, convegni, appuntamenti, dibattiti, spettacoli e più di 2.000 relatori e ospiti in cinque giorni (tra cui premi Nobel, scrittori, scienziati, filosofi, storici, giornalisti, artisti, architetti e designer, blogger, personalità del mondo dello spettacolo, della politica, della spiritualità). 

L’inchiesta giudiziaria

Il Salone è promosso dalla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, presieduta da Giovanna Milella  e costituita a Torino nel 1999 per iniziativa di Regione Piemonte, Provincia di Torino e Città di Torino. E proprio la Fondazione è al centro di un’inchiesta Procura della Repubblica di Torino: l’accusa contestata è di turbativa d’asta in relazione al bando triennale per l’assegnazione della gestione fieristica del Salone del Libro 2016, 2017 e 2018, indetto nel 2015 e vinto da Gl Events, proprietaria degli spazi del Lingotto dove si è svolto il Salone del Libro.

Lo scorso 12 luglio sono finiti in manette un funzionario della stessa Fondazione, un dirigente di Gl Events, un dirigente di Lingotto Fiere, e – ai domiciliari – un dirigente di Bologna Fiere. Gli arrestati sono Regis Faure, direttore generale del Lingotto Fiere; Roberto Fantino, direttore marketing della società. Sarebbe stato lui a veicolare le informazioni relative alle offerte in gara. Ai domiciliari è stato messo Antonio Bruzzone, dirigente di Bologna Eventi. L’ex assessore alla cultura del Comune di Torino, Maurizio Braccialarghe ha subito una perquisizione domiciliare: è indagato.

Il voto

La vicenda giudiziaria ha inevitabilmente avuto ripercussioni tra gli editori. Nella mattinata di mercoledì 27 luglio, nella sede milanese dell’Associazione Italiana Editori (AIE), si è tenuta l’attesa riunione per decidere il futuro del Salone del Libro. Ebbene, in 17 hanno votato per trasferire l’evento a Milano (su 32, con 8 astenuti e gli altri contrari) e dal capoluogo lombardo ripensare ad un appuntamento di promozione dell’editoria che sia itinerante.

Salone del libro votazione

Come si può osservare, il voto è stato trasversale: grandi gruppi editoriali e piccoli editori non hanno fatto fronte comune tra loro. Stupisce la decisione di Einaudi, marchio identitario della cultura torinese, di astenersi.

La posizione dell’AIE

Per ricostruire correttamente le notizie che hanno portato l’Associazione Italiana Editori alla decisione del Consiglio Generale di ieri, AIE ha precisato che:
– Il recesso di AIE come socio fondatore della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura è stato deciso all’unanimità nel Consiglio Generale di AIE nella riunione del 25 febbraio 2016;
– Se ne è rimandata la formalizzazione a dopo il Salone 2016 e dopo la tornata elettorale, per evitare strumentalizzazioni di tipo politico;
– Questo recesso non implicava in alcun modo la decisione di un altro Salone. Si era invece deciso di dare il massimo supporto all’edizione 2016 dell’appuntamento torinese. E così è stato;
– Intenzione di AIE era uscire dalla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, non spostarsi altrove;
– Il lavoro impostato dalla Commissione AIE Promozione del Libro è stato avviato a marzo sulla base degli stimoli pervenuti da vari soggetti fieristici, per costituire un sistema di eventi e fiere che diventasse di ispirazione per azioni concrete di promozione culturale e della lettura.
– Il progetto pervenuto da Fiera Milano è stato ritenuto convincente dalla Commissione e proposto al Consiglio generale, che ieri democraticamente ha deciso.
– Il recesso di AIE come socio fondatore è stato inviato solo il 28 luglio 2016;
– La joint venture con Fiera Milano sarà costituita solo a settembre.

Le reazioni

L’affaire Salone del libro ha creato un forte malcontento da parte di molti editori soci di AIE, alcuni dei quali hanno scritto una lettera aperta al presidente Motta per annunciare la loro fuoriuscita dall’associazione. “Indipendentemente dal risultato (crediamo sia sbagliato voler contrapporre a una grande fiera italiana un evento concorrenziale laddove invece bisognerebbe moltiplicare, e non dividere, le occasioni di avvicinamento alla lettura, che è tra i fini statutari dell’associazione: quindi ben venga un’altra fiera ma perché in concorrenza e negli stessi giorni?), ciò che ci ha lasciato perplessi è il modo in cui la decisione è stata presa, senza una seria, reale e approfondita consultazione di tutti i soci. Non ci riconosciamo né in questa scelta dell’associazione né tantomeno nella modalità di determinarla, non ci sentiamo insomma rappresentati da questa Associazione, pertanto diamo qui le nostre dimissioni dall’AIE con effetto immediato. Ci auguriamo che, trattandosi di un’associazione che ha l’ambizione di rappresentare un’ampia parte del mercato editoriale italiano (il sito istituzionale parla del 90%: forse facendo riferimento ai fatturati e non certo alla reale pluralità dei soggetti operanti nel settore), ma il cui maldestro operato in questo frangente ha come primo effetto tangibile il venir meno di un numero consistente di soci e al tempo stesso il malcontento di altri soci che restano iscritti, la Presidenza dell’AIE voglia riconsiderare le sue posizioni e i suoi atteggiamenti, al fine di diventare davvero un soggetto rappresentativo, efficace e in cui tutti gli editori – pur con la naturale diversità, tema certo a noi molto caro – possano sentirsi ascoltati e riconoscersi”.

Queste dieci case editrici sono tutte medie e piccole: si tratta di add editore, Edizioni E/O, Iperborea, LiberAria Editrice, Lindau, minimum fax, Nottetempo, Nutrimenti, O Barra O, Sur, 66thand2nd.

Dal canto suo Federico Motta, presidente AIE, ha sottolineato: “Siamo molto dispiaciuti delle dimissioni dall’associazione. Si tratta di colleghi con cui abbiamo condiviso tante idee e attività ma oggi danno un giudizio senza conoscere nei dettagli il progetto, pur avendo ricevuto prima due comunicazioni sul tema. Con il progetto Milano non si vuole far altro che replicare il modello di “Più libri più liberi”, la Fiera nazionale della Piccola e media editoria che AIE organizza e sostiene da 15 anni proprio per valorizzare l’editoria indipendente, a cui partecipano editori soci e non soci, sentendosi a casa loro. A settembre sono previsti diversi momenti con i soci di ascolto e confronto sul Progetto. L’invito è di aspettare quel momento per poter giudicare”.

Ma non è tutto: novanta case dell’Odei (Osservatorio degli editori indipendenti) hanno scritto alla Fondazione per il Libro dichiarando la loro disponibilità a lavorare per l’organizzazione del Salone. Il progetto per il trentesimo Salone del Libro di Torino, che si terrà al Lingotto dal 18 al 22 maggio, è in fase di elaborazione: sarà una manifestazione fieristica e di grande festival culturale, accentuerà l’attenzione alle startup, alle nuove forme di editoria e di lettura e la sua connotazione nazionale e internazionale con il coinvolgimento di tutte le categorie della filiera del libro, editori, librai, biblioteche, lettori, scrittori, creativi, la rete nazionale delle Città del Libro e i progetti formativi avanzati promossi dal Miur.

Le conseguenze

Al momento la situazione che si viene a delineare è che a maggio 2017 ben due ambizione manifestazioni legate al mondo del libro saranno organizzate a pochi giorni e a pochi chilometri di distanza: da un lato il Salone del Libro (marchio registrato che non potrà essere utilizzato da altre fiere), dall’altro l’anglofono Mibook, che in qualche modo non dovrà entrare in competizione con il festival Bookcity, organizzato sempre a Milano nel mese di novembre.

La vicenda ricorda un po’ il disaccordo che ha diviso Odei e la cooperativa Doc(k)s: dopo aver organizzato nel 2015 una prima edizione della fiera della piccola editoria indipendente, le due organizzazioni hanno rotto il sodalizio per dare vita nel 2016 a due diverse iniziative, una col marchio Book Pride, l’altra con il nome di Bellissima. Entrambe a Milano, a due settimane di distanza.

Hanno davvero senso queste scissioni tra gli operatori di un settore non certo fiorente, che ancora non ha trovato rimedio al restringimento del bacino dei lettori nel nostro Paese? Non sarebbe più proficuo, più sano, più saggio collaborare in un’ottica di coopetizione più che di competizione, per attuare una strategia integrata di promozione della lettura che non si misuri in numero di biglietti venduti ma in numero di persone che si accostano al mondo delle storie?

Post correlati
Lascia un commento
Captcha Clicca sull'immagine per aggiornare il captcha .